Newsletter 263 -

Newsletter 263 -17/09/2021

SPORTELLO ANTICORRUZIONE Formazione obbligatoria 2021

Per gli enti che devono erogare la Formazione obbligatoria 2021 a RPCT, Responsabili aree di rischio, Dirigenti e a tutto il personale, su SportelloAnticorruzione.it, è disponibile il piano formativo gratuito aggiornato in base alle più recenti determinazioni, linee guida e orientamenti ANAC e la relativa modulistica.

In particolare sono disponibili:

Videocorso base per tutti i dipendenti, dedicato all’aggiornamento dei Piani triennali di prevenzione della corruzione, Piano integrato di attività e organizzazione, codice di comportamento, conflitto d’interesse, nuove indicazioni in tema di whistleblowing e accesso civico generalizzato.

Videocorso per il personale operante nell’Area “Amministrativa”, dedicato alle attività più esposte al rischio corruzione relative ad autorizzazioni, concessioni, sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, concorsi, progressioni di carriera.

Videocorso per il personale operante nell’Area “Tecnica”, dedicato alle attività  più esposte al rischio corruzione riguardanti la contrattualistica pubblica.

Videocorso per il personale operante nell’Area “Finanziaria”, dedicato alle attività più esposte al rischio corruzione nell’ambito dell’area finanziaria inerenti la gestione delle entrate, delle spese e del patrimonio nonché ai controlli, verifiche, ispezioni e sanzioni. 

Videocorso Il Codice di comportamento negli locali, dedicato all’analisi degli illeciti disciplinari, alla luce delle più recenti riforme normative e contrattuali in materia, all’ordinamento disciplinare generale, norme contrattuali e legislative in materia ed excursus analitico degli illeciti disciplinari e sistema sanzionatorio.

CLICCA QUI per visionare i programmi completi

A corredo, al fine di dimostrare l’avvenuto adempimento formativo, sono disponibili il Questionario di verifica e l’Autocertificazione.

Si evidenzia il rispetto della normativa anticorruzione è un obbligo per tutte le Pubbliche Amministrazioni, ma anche per le società partecipate (Determinazione ANAC 1134/2017) e per gli Ordini e i Collegi professionali (Delibera ANAC 145/2014 modificata il 18/11/14).

Tutti i servizi della Community SPORTELLO ANTICORRUZIONE sono gratuiti per gli enti soci/associati ASMEL. Per richiedere le credenziali di accesso scrivere a sportelloac@asmel.eu, indicando nome, ruolo, recapito e ente di appartenenza.

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Corsi gratuiti accreditati Organismi Indipendenti di Valutazione 40 crediti OIV

Asmel rende disponibile il piano di formazione obbligatoria per gli iscritti nell’Elenco nazionale dei componenti degli OIV (Organismi Indipendenti di Valutazione della performance), ai sensi del DM 6 agosto 2020. Il catalogo dei corsi online accreditati dalla SNA - Scuola Nazionale dell’Amministrazione, permette di ottenere i 40 crediti validi per la formazione obbligatoria dei componenti degli OIV. Naturalmente è possibile anche seguire singoli corsi a scelta tra quelli accreditati fino a ottenere i 40 crediti necessari per conservare l’iscrizione nell’Elenco OIV. Tutti i corsi sono disponibili h24 e 7 giorni su 7 e sono riservati a componenti degli OIV di enti associati/associandi. Le iscrizioni sono a numero programmato e la priorità è determinata dalla data di iscrizione.

Qui locandina e iscrizione

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DDL "Delega Appalti": al via l'esame in Commissione

Come approvato dal Consiglio dei Ministri il 30 giugno scorso, ripresa l'attività parlamentare il testo del Disegno di Legge Delega per la riforma del Codice dei contratti pubblici ha iniziato il suo iter in Commissione Lavori Pubblici del Senato. La necessità di superare le diverse criticità emerse in questi anni nell'applicazione del Codice, alla luce della procedura di infrazione per violazione del divieto di gold plating avviata dall'Unione Europea, nonché dalle pronunce del Giudice Amministrative in merito alla diretta dis-applicazione di alcune norme. Come più volte segnalato anche da ASMEL il Codice dei contratti pubblici (decreto legislativo 18 aprile 2016, n.50), nonostante i ripetuti interventi normativi integrativi e correttivi (il "Correttivo" del 2017, lo "Sblocca-Cantieri", il "Semplificazioni 2020" e il "Semplificazioni 2021"), ancorché ispirati all’esigenza di assicurare la coerenza dell’ordinamento nazionale con quello europeo e di favorire una più celere realizzazione degli investimenti pubblici, hanno in più parti derogato (in alcuni casi anche in modo permanente) alla disciplina contenuta nel codice dei contratti pubblici. La delega è pertanto finalizzata a restituire alle disposizioni codicistiche semplicità e chiarezza di linguaggio.  Il numero elevato di criteri di delega per il precedente ddl, oltre 70, rendeva ad esempio difficile l'adozione di un codice snello. Oggi i suddetti criteri sono scesi a 19. Approvata la delega, il Governo avrà sei mesi di tempo per redigere i relativi provvedimenti attuativi.

Qui Ddl Delega al Governo in materia di contratti pubblici

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Amministrative 2021: firmato il protocollo anticovid per Seggi elettorali

È stato sottoscritto dal ministro dell'Interno Luciana Lamorgese e dal ministro della Salute Roberto Speranza il «Protocollo sanitario e di sicurezza per lo svolgimento delle consultazioni elettorali dell'anno 2021», nel quale sono individuate alcune misure per prevenire il rischio d'infezione da Covid-19 in occasione dello svolgimento delle elezioni del 3 e 4 ottobre prossimi. Il Protocollo, previsto dal decreto legge 17 agosto 2021 n. 117 che disciplina le modalità operative precauzionali e di sicurezza per la raccolta del voto nelle consultazioni elettorali dell'anno 2021, fornisce indicazioni utili per l'adozione di tutte le precauzioni organizzative e di protezione necessarie per garantire la sicurezza nell'espletamento delle operazioni elettorali e prevenire i rischi di contagio. Al fine di garantire l’esercizio del diritto di voto anche da parte dei cittadini in condizioni di quarantena o di isolamento fiduciario e degli elettori sottoposti a trattamento ospedaliero o domiciliare per Covid-19 è stata riconosciuta ai Comuni nei quali non sono ubicate le strutture sanitarie Covid la possibilità di istituire seggi speciali per la raccolta del voto domiciliare. In caso di accertata impossibilità per il Comune di costituire tali seggi speciali, potrà essere istituito un solo seggio speciale per due o più enti locali.

Qui il Protocollo sanitario

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Con il Decreto GreenPass, stop allo smart working nei Comuni

La normalizzazione delle attività “in presenza” sancita dal Decreto GreenPass coinvolge anche i dipendenti comunali. Oltre all’obbligo della certificazione verde, che vede interessati anche gli amministratori e non solo i dipendenti, la novità è che la presenza fisica sul posto di lavoro torna a essere la regola e lo Smart Working ridiventa l’eccezione, al contrario di quanto stabilito dalle normative che si sono succedute dal febbraio del 2020 per contrastare le ondate epidemiche. A stabilire spazio e modalità del nuovo lavoro agile sarebbero i dirigenti degli uffici, in base alle esigenze organizzative di ogni realtà. Ma quello che emerge anche dalle dichiarazioni del ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta è che il lavoro in presenza costituisce un elemento per il recupero di competitività sia nel settore pubblico che privato. Il superamento della normativa emergenziale costruita durante il Conte-2 era già stato avviato a fine aprile con il decreto proroghe (Dl 56/2021), che aveva cancellato le percentuali minime di Smart Working (50%, salito poi al 60%) da assicurare ai dipendenti impegnati in attività nelle quali la presenza non è imprescindibile. Con l’introduzione del Green Pass si impone il certificato verde ai dipendenti pubblici in presenza, estendendo le regole già previste oggi per la scuola. E

Al centro delle modalità di lavoro ci sarà l’accordo individuale che garantirà ad alcune categorie il lavoro in smartworking. Allo stesso tempo, andranno individuate la fascia di «operatività», la fascia di «contattabilità» e la fascia di «inoperabilità», relativa al riposo giornaliero delle 11 ore consecutive.

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Interesse pubblico condiviso è presupposto ad accordi tra PA senza gara

Gli accordi tra pubbliche amministrazioni per lo svolgimento di attività comuni caratterizzati dalla sussistenza di un interesse comune delle amministrazioni coinvolte non richiede alcuna gara per l’individuazione del partner. In questa logica, si deve ritenere che rientri nella richiamata nozione l'accordo con cui l'Enac abbia messo a disposizione dell'Agenzia regionale del Lazio per l'emergenza sanitaria le aree aeroportuali di natura demaniale ai fini dello svolgimento da parte di quest'ultima del servizio di elisoccorso. Sul punto si è recentemente pronunciato il Consiglio di Stato, Sez. III, con la sentenza n. 6034 del 25 agosto 2021, offrendo indicazioni puntuali circa i requisiti che devono sussistere affinché l'accordo tra soggetti pubblici possa essere legittimamente concluso senza che costituisca una violazione delle regole sull'affidamento dei contratti pubblici. Nel caso in esame l'Enac – Ente Nazionale Aviazione Civile aveva stipulato un accordo con l'Ares – Azienda Regionale Emergenza Sanitaria con cui attribuiva a quest'ultima la concessione di aree aeroportuali di natura demaniale ai fini del successivo affidamento da parte della medesima Ares, mediante procedura a evidenza pubblica, del servizio di elisoccorso nella Regione Lazio. Secondo il Consiglio di Stato l'accordo in questione può legittimamente essere inquadrato nella categoria giuridica dell'accordo tra pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 15 della legge 241/90 e dell'articolo 5, comma 6 del D.lgs. 50/2016. In particolare l'articolo 15 consente alle amministrazioni pubbliche di concludere tra loro accordi per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune. Quanto alla valenza economica dell’accordo, il rimborso dei costi non può assumere carattere centrale ma deve essere chiaramente marginale. L'elemento centrale ai fini dell'esclusione degli accordi dal regime dell'evidenza pubblica è la nozione di cooperazione. Secondo il giudice comunitario, tale nozione va intesa in termini di partecipazione congiunta allo svolgimento dei servizi pubblici di rispettiva competenza, e non può considerarsi sussistere qualora l'unico contributo di una delle amministrazioni coinvolte si esaurisce in un rimborso spese a favore dell'altra. Applicando questi principi al caso di specie il Consiglio di Stato ha ritenuto che ricorressero i presupposti per configurare la legittima esistenza di un accordo di cooperazione tra enti pubblici sottratto alle regole pubblicistiche sull'affidamento degli appalti. Non è infatti di ostacolo alla configurazione di un interesse comune la circostanza che l'apporto collaborativo delle due amministrazioni coinvolte abbia contenuti non identici, e tuttavia complementari.

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Il PNRR punta a edilizia scolastica: Comuni pronti ad accelerare la spesa

Secondo uno studio effettuato dalla Fondazione Agnelli, nel PNRR i fondi destinati all’edilizia scolastica ammontano a 12,66 miliardi da spendere entro il 2026, pena la perdita dei contributi. La cifra si raggiunge sommando anche voci «extra scolastiche», quali le risorse per l’efficienza energetica e che costituisce il 40% in più del totale delle risorse assegnate negli ultimi anni, a partire dal 2015. In tema di costruzione e ristrutturazione delle scuole un terzo dei fondi del Pnrr andrà alla fascia 0-6 anni (nidi e materne); il secondo capitolo è quello della riqualificazione e messa in sicurezza degli altri istituti: 3,9 miliardi che nelle stime del governo dovrebbero servire a ristrutturare 2,4 milioni di metri quadrati, mentre quasi un miliardo è destinato a costruire o ristrutturare le mense per favorire il tempo pieno: investimenti su mille edifici. Con altri 300 milioni si punta a realizzare 400 palestre in altrettante scuole. Cifre importanti, eppure secondo le stime della Fondazione Agnelli per riqualificare, mettere a norma e in sicurezza l’intero patrimonio scolastico fatto di 39mila edifici per oltre 8 milioni di alunni, servirebbero non meno di 200 miliardi, tenuto conto che l’età media degli istituti in tutte le Regioni supera ampiamente i 40 anni, con il record della Liguria (75) e del Piemonte (64 anni).

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Gettoni “truffa”: per i consiglieri comunali non basta la firma

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32768, ha confermato la condanna per truffa ai danni di un ente pubblico da parte dei Consiglieri comunali che si limitavano alla firma in Commissione senza partecipare poi alla seduta. In questo modo gli stessi percepivano il gettone di presenza senza adempiere il loro compito istituzionale. Per i giudici di legittimità è infatti dare una valenza politica «ad un'attività, quale la sottoscrizione di un foglio presenze ad una seduta alla quale, invece, non si intende presenziare, se tale condotta non viene nemmeno pubblicizzata, né risulta in alcuna sede specificato il solo astrattamente ipotizzato valore politico della stessa». Quello che invece si coglie è il valore penale della condotta, che non rientra nel reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, ma nella truffa, per l'induzione in errore dell'ente erogatore.

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Per i dipendenti pubblici c’è il “pensionamento obbligatorio”

Il Dipartimento della Funzione Pubblica, con il Parere n. 54733/2021, ha ribadito il principio secondo sui i dipendenti pubblici che hanno raggiunto l'anzianità contributiva prevista per il collocamento in pensione anticipata devono essere collocati in quiescenza al raggiungimento dei 65 anni di età e le amministrazioni non possono trattenerli in servizio. Non sussistono in capo all’Ente margini di discrezionalità, di conseguenza, un dipendente che raggiunge i 65 anni di età e che ha già maturato il requisito contributivo per l'accesso alla pensione anticipata, deve essere immediatamente collocato in quiescenza o, meglio, ciò deve essere fatto «salva la decorrenza della finestra mobile» che è stata introdotta nel nostro ordinamento. Nel caso in cui i requisiti di anzianità contributiva maturano prima del raggiungimento della età per il collocamento in pensione di vecchiaia, il dipendente resterà in servizio fino alla maturazione di tali requisiti e alla decorrenza della finestra mobile. Le amministrazioni pubbliche non hanno, neppure attraverso i propri regolamenti, alcuna autonomia in questa materia e che la stessa non appartiene alla sfera delle scelte che rientrano nella disponibilità del dipendente. Per cui, al maturare di questi requisiti, il dipendente deve necessariamente essere collocato in quiescenza.

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Mobilità dei dipendenti: per i piccoli Comuni resta l’obbligo di assenso

L'articolo 30, comma 1.1. del Dlgs 165/2001 introdotto dalla legge di conversione del Dl 80/2021 dispone la liberalizzazione della mobilità tra Comuni, precisando tuttavia che «le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano agli enti locali con un numero di dipendenti a tempo indeterminato non superiore a 100». Un modo, questo, per evitare il rischio di spopolamento nelle amministrazioni che hanno un numero ridotto di dipendenti; la necessità del «previo assenso dell'amministrazione di appartenenza» è utile a scongiurare i rischi di fuga. In altri termini i Comuni fino a 100 dipendenti possono ancora avvalersi dell'istituto della mobilità, ma i loro dipendenti, prima di un eventuale passaggio, devono sempre ottenere il nulla osta dell'amministrazione di appartenenza. Quanto all'obbligo di permanenza minima per i neoassunti nell'ente di prima assegnazione per gli enti locali il periodo di "blocco" resta di cinque anni.

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