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Newsletter - 09 luglio 2014

Rassegna stampa Asmel – Speciale Contratti e Appalti n.65 del  09/07/2014

Notiziario Asmel


 

CENTRALI DI COMMITTENZA. LA CORTE DEI CONTI PIEMONTE HA DETTO NESSUNA DEROGA

I Comuni non capoluogo non possono «procedere ad acquisire autonomamente neppure lavori, servizi e forniture d’importo inferiore ad euro 40.000 mediante affidamento diretto, poiché la nuova disposizione di finanza pubblica, che ha novellato il comma 3-bis dell'articolo 33 del Codice dei contratti pubblici, assume nell’ordinamento carattere di specialità» La Corte dei Conti del Piemonte con Deliberazione n. 144 del 2 luglio 2014 si è espressa in merito all'interpretazione dell'art. 33, c. 3 bis, del d.lgs. 12 aprile 2006 n. 163, come riformulato dal decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito in legge 23 giugno 2014, n. 89. Come affermato dal Giudice contabile «nel testo novellato non è stata riprodotta la deroga alla disciplina in discorso, che era stata recentemente introdotta dall’art. 1, comma 343, della Legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Legge di stabilità per il 2014». Come si ricorderà, la stessa Corte dei Conti aveva già in passato fatto da apripista sull’interpretazione da dare all’obbligo del comma 3-bis per i piccoli Comuni, ma se in precedenza aveva chiarito che la prescrittività della norma non riguardava gli affidamenti diretti (Deliberazione n. 271/2012), con la nuova sentenza, in sintonia, con l’intervento legislativo, chiarisce che l’attuale formulazione non lascia spazio ad eccezioni. Infatti «il nuovo testo dell’articolo è volto a soddisfare le esigenze di semplificazione dei centri d’acquisto e si inserisce nella direzione auspicata, a livello comunitario, nella recente Direttiva Appalti 2014/24/UE (59° considerando) che ha registrato nei mercati degli appalti pubblici dell’Unione una forte tendenza all’aggregazione della domanda da parte dei committenti pubblici, al fine di ottenere economie di scala, come prezzi e costi delle transazioni più bassi, nonché un miglioramento e una maggior professionalità nella gestione degli appalti». Come chiarisce la stessa formulazione dell’art. 33, comma 3-bis «le opzioni organizzative previste dalla norma per costituire la centrale di committenza a cui possono rivolgersi i Comuni sono, pertanto, (1) nell'ambito delle unioni dei comuni di cui all'articolo 32 del TUEL, ove esistenti, ovvero (2) costituendo un apposito accordo consortile tra i comuni medesimi e avvalendosi dei competenti uffici, oppure (3) ricorrendo ad un soggetto aggregatore o alle province, ai sensi della legge 7 aprile 2014, n. 56, residuando lo spazio per negoziazioni autonome solo a mezzo gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip S.p.A. o da altro soggetto aggregatore di riferimento». Qui la sentenza della Corte dei Conti nr. 144 del 2 luglio 2014

ADESIONI RECORD PER LA CENTRALE ASMECOMM
In forte aumento (38% negli ultimi 2 mesi) le adesioni alla centrale di committenza nazionale ASMECOMM. In testa i Comuni di Lazio, Piemonte, Sicilia e Basilicata . Per molti neo-aderenti più che la scadenza o il blocco del Cig - qualcuno riesce a ottenere i codici di gara dall'Authority, ma «non ce la sentiamo di fare affidamenti contro la legge» - la conferma della formula Asmecomm che porta notevoli vantaggi in termini di celerità e trasparenza delle procedure, senza, tra l’altro, caricare l’Ente di costi aggiuntivi. Ricordiamo che in virtù dell’Accordo Consortile che regola i rapporti con la Centrale di ASMECOMM, gli aderenti possono indire tutte le procedure di gara con il supporto della piattaforma telematica, in completa autonomia ovvero delegando alla Centrale parte o tutto l’iter per l’espletamento delle stesse. Inoltre, grazie all’Albo Fornitori comunale on-line, i Comuni possono continuare a gestire gli affidamenti diretti nel rispetto delle previsioni dell’art. 125 e del comma 3-bis dell’art.33 del Codice, valorizzando realtà imprenditoriali locali. Qui il link ai materiali per adesione alla Centrale ASMECOMM 

Primo Piano


 

RISCHIO CORRUZIONE: ATTENTI A CENTRALIZZARE IL POTERE IN MANO A POCHI
Non più tardi di un anno fa gli scandali che hanno coinvolto in Calabria la Stazione Unica Appaltante, in queste settimane il coinvolgimento in ipotesi corruttive di ex Presidenti della stessa Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici e della magistratura contabile: la concentrazione dei centri di gestione negli appalti pubblici evidentemente favorisce anziché contrastare il rischio corruzione. Come evidenziato più volte in passato dal Presidente ASMEL Francesco Pinto, la concentrazione delle funzioni in capo a un unico centro decisionale rischia di centralizzare anche le possibili infiltrazioni e turbative. Di qui l’efficacia del Modello ASMECOMM che centralizzando le attività della procedura attraverso l’uso della piattaforma telematica e preservando in capo ai singoli Enti aderenti le prerogative proprie della singola Stazione Appaltante, di fatto evita una concentrazione di potere potenzialmente pericolosa. La rete di committenza, la cui validità operativa è stata di recente anche valorizzata dalla nuova Direttiva Appalti 2014/24/UE, può costituire anche un reale strumento di contrasto alla corruzione laddove da un lato prevede la standardizzazione e l’efficienza delle procedure, dall’altro non espropriando necessariamente gli Enti delle proprie funzioni consente una diversificazione dei centri decisionali e una riduzione dei rischi di ingerenze.

CHE CONFUSIONE … È TORNATA LA PUBBLICAZIONE (SUI QUOTIDIANI)
In sede di conversione del D.L. n. 66/2014, il Parlamento, accogliendo le richieste degli editori, ha modificato l’art. 26 del Decreto relativo alla pubblicazione telematica di avvisi e bandi, rinviando l’attuazione dello stesso al 1° gennaio 2016. La norma originaria faceva finalmente chiarezza sulla dibattuta questione dell’obbligo o meno di pubblicazione sui quotidiani degli estratti dei bandi di gara, risolvendo a favore della sola pubblicazione legale su Albo e Gazzetta Ufficiale. Gli operatori della Pubblica Amministrazione non hanno fatto nemmeno in tempo ad esultare per una norma di semplificazione che le lobby editoriali hanno costretto il Governo a… revisionare la Spending Review. In altri termini, dal 24 aprile per quasi due mesi le Stazioni Appaltanti hanno potuto procedere alla pubblicazione di gare sulla sola Gazzetta Ufficiale o Albo Pretorio, lasciando i quotidiani a bocca asciutta: dal 23 giugno le pubblicazioni sono ritornate, almeno fino al 31 dicembre 2015 e parallelamente ritornano in capo alle Amministrazioni i costi di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Ricapitolando: più costi per la PA, più costi per l’aggiudicatario, più guadagni per gli editori di giornali. La spesa pubblica non ne beneficia, speriamo almeno che serva a far crescere il PIL.

TRASMISSIONE ALL'ANAC DELLE VARIANTI, SOGLIA MINIMA DI 5 MLN
Il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Cantone, in sede di audizione davanti alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati in relazione all’iter di conversione del decreto-legge n. 90 del 2014 ha depositato una serie di  osservazioni. Tra le più interessanti, c'è quella sulla trasmissione  delle varianti in corso d'opera entro 30 giorni dall'approvazione da parte della stazione appaltante, al fine di consentire all’Anac di effettuare le valutazioni e adottare gli eventuali provvedimenti di competenza. “Al fine di mettere l'Autorità nella condizione di operare un controllo effettivo sulle varianti trasmesse ed evitare che l'elevato numero di documenti svilisca la previsione normativa a un mero adempimento di carattere burocratico”, Cantone segnala la necessità di “stabilire una soglia minima o altro criterio discretivo”. In questo senso, “si potrebbe fare riferimento alla soglia dei 5 milioni di euro”, suggerisce il presidente dell'Autorità anticorruzione. Qui le osservazioni sul decreto legge n. 90

OPERE SPECIALISTICHE: INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
L’interrogazione parlamentare presentata dal deputato Fabrizio De Stefano ripropone il problema generato dal parere del Consiglio di Stato n. 3014 del 26 giugno 2013, a cui è seguito il DPR 30 ottobre 2013 che ha sospeso alcuni articoli del Codice degli Appalti (109, comma 2, 107, comma 2, 85, comma 1, lettera b), numeri 2 e 3), con l'effetto di una forte penalizzazione delle imprese che svolgono lavori specialistici. Viene evidenziato al ministro Lupi che la norma comporta che i lavori rientranti nelle categorie interessate potranno d'ora in avanti essere eseguiti da aziende in possesso di una qualificazione meno specialistica non indicando tuttavia alcuna forma di salvaguardia delle imprese titolari di qualificazione nelle categorie specialistiche. Per cui non risulta assolutamente chiaro il criterio discriminatorio che ha guidato la scelta nell'individuazione delle cosiddette categorie superspecialistiche, generando una situazione che comporta che le imprese titolari di qualificazione nelle categorie specialistiche discriminate si troveranno, da un giorno all'altro, senza il titolo referenziale che ha loro consentito finora di operare, vanificando il frutto del lavoro di decenni e mettendo in discussione il mantenimento di migliaia di posti di lavoro. Qui l’Interrogazione di De Stefano al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti
 

CONCESSIONE DI SERVIZI: NESSUN OBBLIGO DICHIARATIVO EX ART. 38 
CONSIGLIO DI STATO. E’ legittima per la concessione di servizi la lex specialis che non richiede ai concorrenti di allegare una dichiarazione comportante l’insussistenza delle cause di esclusione di cui all’art. 38 del Codice degli Appalti, purché nella sostanza i requisiti di moralità siano comunque verificati dalla stazione appaltante. Il fatto trae spunto da una gara per l’ affidamento della concessione di servizi per l’installazione e la fornitura di distributori automatici di bevande e prodotti confezionati. In coerenza con la semplificazione formale degli adempimenti di gara ed in linea con l’art. 39 del decreto PA, nel quale si auspica una riduzione dei casi di esclusione dalle gare per errori formali, si è espresso il Consiglio di Stato. Ribaltando la pronuncia del Tar, ha tenuto a ribadire la natura generale della norma, applicabile a tutte le gare, ma nel caso della concessione dei servizi, in cui la prestazione consiste unicamente nella gestione funzionale del servizio, questo profilo attiene al profilo sostanziale, alla necessità che vi possa partecipare un soggetto affidabile. In conclusione ciò che la legge rileva come necessaria è la successiva verifica in concreto dei requisiti di moralità , che comunque deve essere effettuata dalla stazione appaltante non anche la previsione nella lex specialis dell’obbligo dichiarativo. Qui la Sentenza del CdS n. 3251/2014

Osservatorio Contratti e Appalti


   

SE NON LO PREVEDE IL BANDO, L’OFFERTA PRESENTATA A MANO NON VA AMMESSA
In una gara d’appalto è illegittima la presentazione dell’offerta in modalità differenti da quelle indicate nel disciplinare di gara. Come chiarito dal TAR MARCHE con sentenza del 3 luglio 2014, n. 683  «la violazione della regola della lex specialis comporta l’esclusione del concorrente, e ciò sul rilievo che, da un lato, la regola generale desumibile dal d.lgs. n. 163 del 2006 è quella della presentazione delle domande di partecipazione e/o delle offerte a mezzo di strumenti telematici, o del fax oppure del tradizionale invio a mezzo posta o per il tramite di corrieri autorizzati, e, dall’altro, la clausola del bando che impone l’utilizzo di tali modalità di presentazione delle offerte è conforme all’art. 46, comma 1-bis, d.lgs. n. 163 del 2006» Nel caso in questione la ditta aveva presentato “a mani” la propria offerta,  sebbene l’Amministrazione non avesse previsto la deroga ex art. 77, comma 4 del Codice degli Appalti (ossia la facoltà di presentare l’offerta a mani). A tal riguardo si segnala che in una procedura negoziata indetta dal Comune di Castelnuovo di Val di Cecina attraverso la piattaforma ASMECOMM della Centrale di Committenza Asmel Consortile scarl, sebbene la procedura fosse gestita in modalità interamente telematica con la presentazione delle offerte in piattaforma, una ditta aveva presentato il plico in formato cartaceo presso l’ufficio protocollo del Comune. Correttamente l’Autorità di Gara ha considerato tale documentazione inesistente ai fini della partecipazione alla gara, non essendo prevista alcuna deroga alla presentazione dell’offerta in modalità telematica.   
       

Notizie Flash


     

OBBLIGO DI RIDUZIONE DELLA SPESA ANCHE PER GLI ONERI DEGLI AMMINISTRATORI
CORTE DEI CONTI. L’obbligo di garantire l’invarianza dei costi della politica, previsto dalla legge 56 del 2014, riguarda anche le voci variabili degli emolumenti degli amministratori. Così si è espressa la sezione regionale della Corte dei conti della Puglia non condividendo l’interpretazione ministeriale in ordine all’esonero dall’obbligo di invarianza della spesa degli oneri per i permessi retribuiti (art.80) e degli oneri previdenziali, assistenziali ed assicurativi (art.86) “per la loro estrema variabilità, collegata all’attività lavorativa dell’amministratore”. La Sezione ritiene, infatti, anche tali oneri rilevanti ai fini del rispetto dell’obbligo di invarianza della spesa previsto dal comma 136. Il legislatore, infatti, non solo non ha previsto una espressa esclusione di tali voci ma ha esplicitamente agganciato l’obbligo suddetto agli oneri, nessuno escluso, di cui al titolo III, capo IV, della parte prima del testo unico. Tra gli oneri previsti da tale titolo rientrano quelli per i permessi retribuiti (art.80), nonché gli oneri previdenziali, assistenziali ed assicurativi 6 (art.86). Peraltro, priva di rilevanza, oltre che di un solido riferimento normativo che stante la lettera del comma 136 porta a soluzioni opposte, appare essere la motivazione addotta dal Ministero per giustificare l’esclusione di tali voci (“per la loro estrema variabilità collegata alla attività lavorativa svolta dall’amministratore”) dal momento che, come già riportato, analoga variabilità può essere riscontrata anche per altre tipologie di oneri previsti in favore di amministratori locali. Qui la delibera della Corte dei Conti n. 112/2014

IMPOSTA DI REGISTRO FISSA PER OPERE DI URBANIZZAZIONE A FAVORE DEL COMUNE
Per le e cessioni a titolo gratuito di aree sulle quali sono state realizzate opere di urbanizzazione a favore di un Comune, l'imposta di registro si applica in misura fissa e non sono dovute le imposte ipotecaria e catastale.  L’Agenzia delle Entrate risponde al Comune che chiedeva quale regime si dovesse applicare, dovendo procedere all’acquisizione a titolo gratuito di aree comprese nell’ambito delle convenzioni relative a piani di lottizzazione o di urbanizzazione, disciplinati dalla legge 27 gennaio 1977, n. 10, tenendo presente che su tali aree, le ditte lottizzanti avevano realizzato le opere di urbanizzazione primaria, quali strade, marciapiedi, parcheggi e aree verdi, in forza di una originaria convenzione stipulata tra il comune e le ditte proprietarie degli immobili compresi nell’ambito del piano di lottizzazione. Per gli atti di cessione a titolo gratuito ai Comuni della aree necessarie alle opere di urbanizzazione continuano ad applicarsi le previsioni recate dall’articolo 32 del DPR 29 settembre 1973, n. 601. Pertanto, l’atto avente ad oggetto la cessione a titolo gratuito di aree sulle quali sono state realizzate opere di urbanizzazione a favore del Comune deve essere assoggettato, ai sensi dell’articolo 32 del DPR n. 601 del 1973, al pagamento dell’imposta di registro in misura fissa, con esenzione dalle imposte ipotecaria e catastale. Qui la risoluzione 3 luglio 2014, n. 68/E

IL PEDONE CHE CADE IN UNA BUCA PUÒ ESSERNE RESPONSABILE
CORTE DI CASSAZIONE. Nel rigettare definitivamente il ricorso presentato da un pedone, la Cassazione ha riconosciuto la correttezza del Tribunale nel ritenere che fosse onere della persona dimostrare il dolo o la colpa e il nesso di causalità. In particolare, il Tribunale ha correttamente richiamato il concetto di prevedibilità dell’evento dannoso dovuto al fatto che lo stato dei luoghi era visibile – per cui non poteva parlarsi di pericolo occulto – e ben noto agli abitanti della zona, fra i quali rientrava anche la ricorrente. La più recente giurisprudenza della Cassazione, infatti, ha definito il concetto di prevedibilità come concreta possibilità per l’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo ed ha evidenziato che, ove tale pericolo sia visibile, si richiede dal soggetto che entra in contatto con la cosa un grado maggiore di attenzione, proprio perché la situazione di rischio è percepibile con l’ordinaria diligenza. Qui la sentenza della Corte di cassazione nr. 11660/2014

IN CASO DI OPERE DI INTERESSE NAZIONALE, VA IMPUGNATO SUBITO IL PROGETTO PRELIMINARE
CONSIGLIO DI STATO. Respinto il ricorso dei proprietari dei terreni interessati dal “passaggio” della strada statale 275, in relazione ai lavori di allargamento e messa in sicurezza della Maglie-Leuca, accogliendo le eccezioni difensive svolte dalla Provincia di Lecce e dall’ASI, che hanno evidenziato come “la realizzazione di opere di preminente interesse nazionale, come quella in esame, sono assoggettate ad un procedimento particolare che garantisce la sollecita realizzazione delle stesse. Sicché, come ha riconosciuto il Consiglio di Stato, per poter insorgere contro la localizzazione di siffatte opere pubbliche occorre impugnare il progetto preliminare che non è un atto meramente preparatorio bensì atto dotato di una propria autonoma ed immediata capacità lesiva”. E tanto perchè la pubblicazione del progetto preliminare è fonte del vincolo all’esproprio e come tale incide sulla sfera giuridica dei titolari dei diritti sugli immobili assoggettati a vincolo. Il Consiglio di Stato ha quindi ritenuto corretto quanto stabilito dal TAR Lecce che aveva dichiarato irricevibile il ricorso perché proposto nel maggio del 2012 a fronte della pubblicazione del progetto preliminare sulla Gazzetta Ufficiale del 18/5/2005. Qui la sentenza del CdS 3344/2014

INGEGNERI E ARCHITETTI TRA SOGLIE DI POVERTÀ E PERICOLO DELLO “STRANIERO”
«40 mila ingegneri e architetti versano in condizioni finanziare al di sotto della soglia di povertà». Queste le parole del Presidente di Inarcassa, Paola Muratorio. Il perdurare della crisi globale sembra esserne una delle cause, unita alle difficoltà di accesso delle nuove generazioni al mercato del lavoro. Se a questi dati aggiungiamo la pronuncia del Consiglio di Stato (ripresa nella newsletter n. 64) che permette il riconoscimento nel nostro paese delle qualifiche e dei titoli di ingegneri ed stranieri, ecco che sembra profilarsi una fase particolarmente difficile per chi vive di questa professione. Qui il Parere del Consiglio di Stato nr. 2077/2014

INEDIFICABILITÀ NELLE FASCE CIMITERIALI. VINCOLI E DEROGHE
CONSIGLIO DI STATO. In presenza di un vincolo di inedificabilità assoluta (nella specie rappresentato dalla fascia di rispetto cimiteriale), sussistente anche solo alla data di realizzazione dell’opera, il diniego di accertamento di conformità (art. 36 del d.P.R. n. 380/2001) deve essere motivato con la descrizione dell’abuso ed il richiamo alle disposizioni violate. Così si è espresso il giudice amministrativo nella sentenza 3410/2014, sulla possibilità di ridurre la fascia di rispetto cimiteriale di 200 metri solo per ragioni di interesse pubblico e non per agevolare i privati Né rileva che il vincolo della fascia di rispetto cimiteriale previsto dall’art. 338 del r.d. 27 luglio 1934, n. 1265 (Testo unico delle leggi sanitarie) determina una tipica situazione di inedificabilità ex lege, suscettibile di venire ridotta solo in ipotesi eccezionali e comunque per considerazioni di interesse pubblico, non anche per agevolare singoli proprietari, che abbiano effettuato abusivamente, o intendano effettuare, interventi edilizi su un’area, resa a tal fine indisponibile per ragioni di ordine igienico-sanitario, nonché per la peculiare sacralità dei luoghi destinati alla sepoltura. Qui la Sentenza del CdS  nr. 3410/2014

IL COMUNE RISPONDE DEI DANNI PER INCIDENTE NEL CAMPO ESTIVO
CORTE DI CASSAZIONE. Alla fine di un lungo iter la Cassazione ha confermato la responsabilità del Comune nella vicenda che aveva procurato danni fisici a un bambino ospitato in un campo scuola patrocinato dal Comune di Torino.Il bimbo era stato colpito al volto dalla maniglia della porta che un altro bimbo (con cui stava giocando a rincorrersi) chiudeva improvvisamente. La Corte di Appello, infatti, ha applicato il principio cuius commoda cuius et incommoda, o, più precisamente, l'appropriazione o avvalimento dell'attività della vigilatrice per l'adempimento della propria obbligazione, comportante l'assunzione del rischio per i danni dalla medesima derivanti, di cui il sinistro de quo ha costituito specifica concretizzazione. Qui la sentenza della Corte di Cassazione, sez. III Civile, n. 1283/2014 

OPERATIVA LA NUOVA ANAGRAFE NAZIONALE DELL'EDILIZIA SCOLASTICA
Il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca è pronto per inviare alle Regioni l'anagrafica aggiornata delle scuole e i dati dell'anagrafe dell'edilizia scolastica disponibili ad oggi. Entro il prossimo 1 dicembre ogni Regione dovrà restituire la fotografia aggiornata della propria edilizia scolastica. Questo trasferimento di informazioni rappresenta il primo step operativo del nuovo Sistema nazionale delle anagrafi dell'edilizia scolastica (Snaes) previsto da un accordo siglato a febbraio in Conferenza Unificata. Lo Snaes prevede un nodo centrale, situato presso il Miur, e nodi regionali che saranno in rapporto fra loro per lo scambio di dati. Entro il prossimo 1 dicembre ogni Regione dovrà restituire al nodo centrale la fotografia aggiornata della propria edilizia scolastica. Si avrà così, per la prima volta, un quadro completo che consentirà di individuare le priorità di intervento e di direzionare al meglio i fondi disponibili". Le informazioni che implementano l'Anagrafe degli Edifici Scolastici sono contenute in due distinte schede di rilevazione: 1. "Scheda Edificio Scolastico", che accoglie i dati relativi all'edificio scolastico e la correlazione con il punto/i di erogazione del servizio in esso contenuto/i; 2. "Scheda Istituzione Scolastica", che contiene le informazioni sulla composizione dei vari punti di erogazione del servizio che formano ciascuna Istituzione e la loro allocazione in ciascun edificio. Qui l’accordo tra Governo, regioni ed enti locali sul sistema nazionale delle anagrafi dell’edilizia scolastica.

1 MILIARDO PER DARE IL VIA AL PIANO EDILIZIA SCOLASTICA
Il piano di edilizia scolastica prende il via composto da tre principali filoni, che coinvolgerà complessivamente 20.845 edifici scolastici per investimenti pari a 1.094.000.000 di euro.  Si tratta della costruzione di nuovi edifici scolastici o di rilevanti manutenzioni, grazie alla liberazione di risorse dei comuni dai vincoli del patto di stabilità per un valore di 244 milioni (#scuolenuove) e del finanziamento per 510 milioni dal Fondo di sviluppo e coesione, dopo la delibera Cipe del 30 giugno, per interventi di messa in sicurezza (#scuolesicure), di decoro e piccola manutenzione (#scuolebelle). Al lavoro su questo obiettivo c’è una specifica Unità di missione istituita dalla Presidenza del Consiglio in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, l’Università e la Ricerca per mettere in sicurezza le strutture scolastiche. Qui la tabella riassuntiva con gli stanziamenti alle varie regioni.