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Newsletter -10 aprile 2014

Rassegna stampa Asmel – Speciale Contratti e Appalti n.53 del  10/04/2014

Notiziario Asmel


 

CENTRALE DI COMMITTENZA: COTTARELLI CHIAMATO A IMPEDIRE UNA ULTERIORE PROROGA
Su Cottarelli, come si sa, si appuntano le speranze di molti. Uno dei punti cardini del suo programma di spesa da aggredire riguarda la riforma della prassi che le pubbliche amministrazioni utilizzano per l’acquisto di beni e servizi. Da un censimento che non difetta per eccesso sono infatti almeno 32mila le stazioni appaltanti esistenti. A questo bisogna aggiungere che la “Stazione appaltante” per eccellenza, la Consip, cioè la struttura su cui il Governo esercita un controllo diretto, a malapena riesce a vigilare su un quarto (il 27,5%) degli acquisti operanti nel settore pubblico. I danni economici appaiono evidenti. Eppure la soluzione è già esistente dal 2011 quando una modifica del Codice degli appalti avrebbe imposto ai Comuni, almeno a quelli sotto i 5000 abitanti, il ricorso a una Centrale unica di committenza. Peccato che, di sei mesi in sei mesi, di Governo in governo (la norma è di Monti che non disdegnò un primo rinvio, a cui si accodò Letta) l’entrata in vigore di questa norma sia oggi fissata al 1° luglio 2014. Cosa farà Renzi? Seguirà la scia che lo ha preceduto oppure coglierà il suggerimento di Cottarelli risparmiando almeno 1 miliardi nei prossimi anni? Si accettano scommesse. Se ne discuterà il 9 maggio a Napoli presso la sede del TAR Campania a piazza municipio nel corso della Tavola Rotonda “Appalti e legalità: tra centralizzazione e innovazione”. Qui l’articolo di G. Trovati sul Il sole 24 ore del 9 aprile.

POR FESR CAMPANIA: PREMIATI GLI ENTI CHE NON PERDONO TEMPO NEL BANDIRE LE GARE
È di questi giorni la pubblicazione di un ulteriore provvedimento della Regione Campania che mira a utilizzare nei tempi (stretti) dovuti tutte le risorse messe a disposizione dall’Unione europea nell’ambito dei Fondi Fesr. In questo caso l’attenzione è puntata verso il recupero la valorizzazione e/o il completamento delle aree industriali esistenti soprattutto insediamenti in aree urbane periferiche, al riutilizzo di edifici dismessi, e alla realizzazione di poli produttivi integrati, attività oggetto di una precedente deliberazione. Alla stessa stregua seguita nel caso del programma “Accelerazione della spesa” la Regione ha deciso di procedere alla richiesta della documentazione integrativa dei progetti per la successiva ammissione a finanziamento privilegiando i progetti che hanno già avviato e concluso le procedure di gara. Sono lontani gli anni in cui la regione sfornava provvedimenti su provvedimenti che hanno solo creato un “ampio” parco progetti? Ora, anche in prospettiva della programmazione dei fondi europei 2014/2020, si punta sulla immediata cantierabilità degli interventi proposti e su un patto con i Comuni per avviare velocemente le procedure di gara. Al riguardo, è disponibile la nostra piattaforma di committenza ASMECOMM per le gare on-line e i relativi servizi professionali di supporto, in particolare ai fini del conseguimento della premialità prevista nella DGR n. 40/2014 (Burc n. 16 del 3 Marzo 2014). Sono ad oggi già 50 le amministrazioni comunali che hanno deciso di utilizzarla nell’ambito delle misure di accelerazione della spesa. Qui la DGR n.40 del 26/02/2014

Primo Piano


 

APPALTI: NESSUN OBBLIGO DI PUBBLICITÀ SUI QUOTIDIANI
La recente Circolare della Funzione Pubblica del 14 febbraio 2014 fissa importanti criteri interpretativi in materia di trasparenza per la Pubblica Amministrazione. In particolare nel settore degli Appalti conferma il superamento della previsione dell’art. 66 del Codice degli Appalti, relativamente alla pubblicazione dei Bandi e degli esiti di gara anche sui quotidiani. Come noto la legge n. 69/2009 al comma 5 dell’art. 32 ha stabilito che «le pubblicazioni effettuate in forma cartacea non hanno effetto di pubblicità legale, ferma restando la possibilità per le amministrazioni e gli enti pubblici, in via integrativa, di effettuare la pubblicità sui quotidiani a scopo di maggiore diffusione, nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio», poi corretta dal Decreto Sviluppo con la previsione del rimborso dei relativi costi da parte degli aggiudicatari. Nella sostanza tali disposizioni hanno trasformato la pubblicazione sui quotidiani da “pubblicità-legale” a “pubblicità-notizia”. Con la richiamata Circolare il Ministero ha precisato che in tema di appalti “restano fermi gli obblighi di pubblicità legale derivanti dal codice dei contratti” e quindi Gazzetta Ufficiale, europea o nazionale, e Albo Pretorio, “mentre al fine di assicurare la pubblicità-notizia, di cui al decreto legislativo sulla trasparenza, le stazioni appaltanti sono in ogni caso tenute a pubblicare nei propri siti web istituzionali: la struttura proponente; l'oggetto del bando; l'elenco degli operatori invitati a presentare offerte; l'aggiudicatario; l'importo di aggiudicazione; i tempi di completamento dell'opera, servizio o fornitura; l'importo delle somme liquidate.” Nonostante gli sforzi interpretativi di alcuni commentatori, la Circolare non menziona e non innova: la pubblicità sui giornali resta per gli Enti una facoltà i cui oneri non possono essere posti a carico dell’erario. Qui la Circolare della Funzione Pubblica n. 1 del 14 febbraio 2014

LA STESSA PERSONA PUÒ ASSUMERE LE FUNZIONI DI PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE DI GARA, RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO E SOGGETTO AGGIUDICATORE
Il Consiglio di stato  si è pronunciato sulla presunta illegittimità di una aggiudicazione definitiva per violazione dei principi di imparzialità, in quanto disposta dallo stesso funzionario comunale che aveva fatto parte della commissione di gara con funzione di presidente, cumulando pertanto le funzioni di controllore e controllato. Secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale, dal quale non vi è motivo per discostarsi, nelle gare indette dagli enti locali, non comporta violazione dei principi di imparzialità e buona amministrazione, il cumulo nella stessa persona delle funzioni di presidente della commissione di gara, di responsabile del procedimento e di soggetto aggiudicatore, risultando ciò conforme ai principi in materia di responsabilità dei funzionari degli enti locali, come delineati dall’art. 107 del D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267. Qui la sentenza del Consiglio di Stato del 13.3.2014

LA PA DEVE CONCLUDERE LE PROCEDURE DI SELEZIONE
La pubblica amministrazione, una volta bandita una selezione pubblica per il conferimento di un incarico di consulenza, ha il dovere di concludere il procedimento, a meno che non adotti un provvedimenti di revoca o di annullamento d'ufficio dell’avviso di selezione, nei limiti in cui ciò sia consentito dall’ordinamento. Così si è pronunciato il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana. Nel caso specifico, a seguire l’iter argomentativo dell’amministrazione, secondo cui l’indizione del concorso non si allineava con il nuovo modello organizzativo conseguente all’applicazione di varie norme di legge, le sarebbe risultato quanto mai agevole procedere all’annullamento dell’avviso di selezione e della deliberazione di nomina della commissione. Invece, l’amministrazione ha “abbandonato la selezione”, cioè a dire l’ha lasciata pendente e, a distanza di qualche settimana dall’indizione della selezione stessa, senza che nessuna novità legislativa fosse intervenuta. E in più tale decisione, che privilegiava un criterio mai esplicitato dall’amministrazione, è avvenuta del tutto al di fuori di un giudizio della commissione istituita ai fini della valutazione delle posizioni dei candidati e senza che fosse effettuata alcuna valutazione comparativa. Qui la sentenza 171/2014

CASSA DEPOSITI E PRESTITI: OLTRE DUE MILIARDI PER NUOVI INVESTIMENTI DEI COMUNI
Fondi per 2 miliardi rimasti inutilizzati nelle casse di 6.317 Comuni. Concessi mutui per finanziare 49mila appalti, rimasti congelati. Dunque sono oltre 6 mila le comunicazioni agli Enti locali che non hanno utilizzato parte dei mutui richiesti e che ora si ritrovano ad avere residui inutilizzati per quasi 2 miliardi di euro. La cifra va spalmata su 49mila posizioni di finanziamento di 6.317 Enti locali che possono riutilizzare queste risorse per finanziare nuovi investimenti, o ridurre posizioni debitorie. L'ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse disponibili da parte degli Enti locali può avvenire secondo due modalità: - se si tratta di residui da economie rilevate nel corso dei lavori o a completamento dell’opera, è possibile richiedere il diverso utilizzo dei residui, ovvero la riduzione del finanziamento a quanto effettivamente necessario. Sono potenzialmente coinvolti in questa fattispecie residui per circa 1,8 miliardi di eurosu mutui concessi fino al 31 dicembre 2012, per i quali non risultano a CDP richieste di erogazione o di diverso utilizzo successive al 1 gennaio 2013. La distribuzione geografica di tale portafoglio è: 50% Sud, 29% Nord e 21% Centro Italia; - se si tratta di residui inferiori a 5.000 euro, ovvero al 5% dell’importo del finanziamento, e l’opera risulti completata, l’Ente può richiedere l’erogazione delle somme per altre finalità consentite dalla legge. I residui coinvolti sono, in questo caso, pari a quasi 130 milioni di euro. La distribuzione geografica è 42% Sud, 35% Nord e 23% Centro Italia. Qui il comunicato della CDP

DAL 6 GIUGNO 2014 FATTURE DEMATERIALIZZATE TRA PA E IMPRESE
È partito il conto alla rovescia in vista dell’obbligo di fatturazione elettronica nei rapporti con la Pubblica amministrazione, che entrerà in vigore dal 6 giugno, coinvolgendo circa 2 milioni di fornitori. Da quella data, le amministrazioni centrali e periferiche non potranno più accettare fatture emesse o trasmesse secondo la modalità cartacea. Inoltre, se il documento non risponderà a tutti criteri fissati per legge, non si potrà procedere al pagamento, neppure parziale. La circolare n.1/DF del 31 marzo 2014, del Ministero dell’Economia e delle Finanze , sul tema della fatturazione elettronica ha fornito, le ultime precisazioni, con particolare riferimento ad alcuni chiarimenti tecnici per le pubbliche amministrazioni: a) sul termine per il caricamento delle anagrafiche in IPA e per la comunicazione ai fornitori; b) sulla emissione della fattura elettronica;c) sul divieto di pagamento in assenza di fattura elettronica;e) sulla impossibilità di recapito della fattura elettronica. Il 9 maggio a Napoli presso la sede del TAR Campania presentazione della soluzione Asmel agli associati nel corso della Tavola Rotonda “Appalti e legalità: tra centralizzazione e innovazione”. Qui la Circolare della Funzione pubblica del 31/3/2014

Osservatorio Contratti e Appalti


 

VA BENE INDICARE LA “MARCA” SE SERVE A CHIARIRE LA QUALITÀ DEL PRODOTTO
L’indicazione delle marche dei prodotti può essere un elemento legittimo di individuazione delle caratteristiche qualitative richieste purché venga indicata la formula «o equivalente». Il principio è stato chiarito dalla prima sezione del TAR Lazio di Latina, con la sentenza 1 aprile 2014 n. 276 inerente un bando di gara per l’affidamento di un appalto di forniture contenente una clausola che indicava ai concorrenti tre specifiche marche dei prodotti da fornire. Come da consolidato orientamento giurisprudenziale, infatti, «nel caso in cui tale indicazione non sia prospettata nella medesima clausola della lex specialis come sola possibilità di utilizzare prodotti di tali marche» la stessa è da ritenersi legittima in quanto utile ad individuare le caratteristiche tecniche richieste. Importante è che sia possibile «offrire un prodotto di marca diversa, purché con caratteristiche equivalenti». Tra le varie gare aventi ad oggetto la refezione scolastica ed espletate dagli Enti aderenti attraverso la piattaforma ASMECOMM della Centrale di Committenza Asmel, ad esempio, in alcuni casi sono state allegate anche schede merceologiche nel dettaglio dell’offerta, con l’indicazione di prodotti di marca comprovanti il livello qualità/prezzo posto a base di gara. Sul punto resta attuale la Sentenza del Consiglio di Stato n. 1945/2002 la quale chiariva che in tale ipotesi non si tratta «di un vulnus inferto alla par condicio tra più soggetti concorrenti» ma «di garantire nell’ambito di una fornitura di particolare delicatezza (trattandosi dell’alimentazione degli alunni della scuola elementare e materna), l’utilizzazione di prodotti di notoria qualità e di incontestabile qualità.»

Notizie Flash


   

AVVOCATI: IN GAZZETTA UFFICIALE IL REGOLAMENTO PER LA DETERMINAZIONE DEI COMPENSI
Entrato in vigore il 3 aprile il nuovo Regolamento che determina i parametri per la liquidazione dei compensi non concordati in forma scritta con il cliente (Decreto n. 55 del 10.3.2014 del Ministero della Giustizia pubblicato su Gazzetta Ufficiale n. 77 del 2.4.2014). Il Regolamento disciplina i parametri dei compensi all'avvocato quando all'atto dell'incarico o successivamente il compenso non sia stato determinato in forma scritta, in ogni caso di mancata determinazione consensuale degli stessi, comprese le ipotesi di liquidazione nonché di prestazione nell'interesse di terzi o prestazioni officiose previste dalla legge. Qui il regolamento

53,4 MILIONI PER LE AREE DI CRISI INDUSTRIALE DELLA CAMPANIA
Con il decreto ministeriale 13 febbraio 2014, in corso di pubblicazione, è stato adottato il bando per la concessione ed erogazione delle agevolazioni in favore di programmi di investimento finalizzati al raggiungimento di specifici obiettivi di innovazione, miglioramento competitivo e tutela ambientale, relativi a unità produttive ubicate nelle aree di crisi della Campania, per promuoverne il rilancio industriale e la riqualificazione del sistema produttivo. In attuazione di quanto previsto dal Programma di rilancio delle aree colpite da crisi industriale previsto dal Protocollo di intesa tra Mise e Regione Campania del 17 luglio 2013, sono stati varati, a valere sulle risorse del Piano di Azione Coesione, due interventi di sostegno ai  programmi di sviluppo imprenditoriale da realizzare nei territori dei comuni della Campania individuati nell’allegato al  Protocollo d’intesa. Il primo prevede il sostegno a programmi ritenuti strategici per la riconversione e riqualificazione industriale delle aree attraverso l’attivazione dello strumento dei Contratti di sviluppo. Il secondo l’adozione di un bando per il rafforzamento della competitività del sistema imprenditoriale attraverso la realizzazione di nuovi investimenti innovativi finalizzati a consolidare, riqualificare, diversificare le PMI delle aree colpite da crisi industriale in Campania. Qui il provvedimento

EDILIZIA SCOLASTICA, IMPEGNATO OLTRE IL 60% DEI FONDI A UN MESE DA SCADENZA
Scade il prossimo 30 aprile la proroga di due mesi concessa dal Governo agli Enti Locali per l’affidamento degli interventi del Piano per l’edilizia da 150 milioni previsto dal decreto “Fare”. La scadenza iniziale era prevista lo scorso 28 febbraio, ma a quella data risultavano assegnati 207 interventi su 692 ammessi al finanziamento, per un totale di  35,7 milioni di euro. Quindi meno del 30% degli interventi possibili, e meno di un quarto delle risorse a disposizione. Ad un mese dalla proroga, secondo i dati raccolti dal Miur, è più che raddoppiato il numero di interventi assegnati: sono 462 su 692, il 66,8%. Per un totale di quasi 91 milioni impegnati, pari al 60,5% delle risorse disponibili. Qui infografica e interventi ammessi Miur.

CONSIGLIO DI STATO: IL SUBAPPALTO DEVE ESSERE INDICATO IN FASE DI PRESENTAZIONE DELLE OFFERTE
Il Consiglio di Stato interviene sul tema dell’art. 118, comma secondo, del Codice Appalti e cioè se è imposta già in sede di presentazione delle offerte l’individuazione e l’indicazione nominativa dei subappaltatori, per il caso in cui la concorrente risulti sfornita in proprio della qualificazione per le lavorazioni che dichiara di voler subappaltare, ovvero per il caso di subappalto c.d. “necessario”. Ad avviso dei giudici, l’art. 118, co. 2, D.Lgs. n. 163/2006 prescrive che “i concorrenti” debbano rendere la dichiarazione “all’atto dell’offerta”. Riferendosi la norma rispettivamente al “concorrente” e all’ “offerta” la dichiarazione di subappalto non può che essere resa al momento della partecipazione alla gara vera e propria che, nelle procedure ristrette quale quella in questione si ha dopo l’invito a partecipare e, quindi, dopo la fase di prequalifica. In effetti, ove il legislatore avesse inteso anticipare la sede ed il tempo in cui rendere la dichiarazione di subappalto, avrebbe operato un riferimento non già ai “concorrenti”, ma ai “candidati” (tali sono gli operatori che chiedono di poter partecipare ad una procedura ristretta) ed alla domanda di partecipazione (che precede l’invito a partecipare alla gara vera e propria e, quindi, la presentazione delle offerte). Qui la sentenza del CdS 1224/2014